Raid Italia - Finlandia
Giugno/Luglio 1998

di Angelo Pastore

 

 

Helsinki!! Una meta decisamente più impegnativa quella di quest'estate 1998 per gli otto piloti dell'Aviosuperficie di Nepi, a cui si sono affiancati due nuovi amici toscani e uno umbro già vecchio del gruppo, se confrontata al raid Nepi Parigi dell'estate '97!   Più che triplicata la distanza, circa 50 ore di volo, con oltre 6500 Km percorsi in dodici giorni. Il gruppo di sei apparecchi "ultraleggeri" ha interessato complessivamente otto paesi diversi del nord-est europeo, Slovenia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia.

La mattina di sabato 27 a Nepi il tempo è bello, sul campo ultimi preparativi dei quattro aeroplani del gruppo, i due Storm 280 SI di Carlo e Flavio Grisogoni e il mio con il meccanico Carlo Sonaglia, il Murphy Rebel di Stefano Grossi ed Emilio De Francesco e il Kitfox dei fratelli Claudio e Giuliano Iacobini. Incredibile ma vero! Decolliano entro le ore 9. La prima tappa prevista è l'aviosuperficie di Aerdelta a Ozzano Emilia, subito scavalcato l'Appennino, vicino Bologna. A Ozzano, incontriamo gli altri due aeroplani con i quali la formazione sarà al completo, il Pottier di Fabrizio Ferrini e il P-92 di Alessandro Baldetti e Mati Santucci. Qualche veloce saluto, e in un clima di allegria prevacanziera, con caldo tendente all'afa, la formazione al completo è subito in volo per Venezia Lido. Dobbiamo affrettarci, perché la nostra autorizzazione ad atterrare sulla striscia d'erba di Venezia Lido, scade all'una. Già perché le nostre premurose autorità aeronautiche hanno chiuso l'aeroporto con un Notam e messo in allarme l'intero spazio aereo da Bologna a Trieste!! Per l'arrivo di questi sei "attrezzi sportivi" impazziti, che volano come aeroplani! Questa esagerata precauzione, non tiene in alcun conto le altre decine di attrezzi sportivi come i nostri, in gergo: Ultraleggeri, che non partecipando al nostro raid, ignari, volano felici attraverso l'improbabile traffico d'Aviazione Generale che potrebbe solo in teoria solcare i cieli emiliani e veneti in quel soleggiato sabato mattina. Arriviamo presto su Chioggia, e sorvolata la porta di Malamocco, alla nostra sinistra sfila l'impareggiabile spettacolo di Venezia i suoi monumenti che luccicano come il mare nel sole ormai a perpendicolo. Atterriamo sull'erba dello storico aeroporto di Venezia Lido. In un'aerostazione ridotta in condizioni di manutenzione, non certo degne della Serenissima, espletiamo rapidamente le operazioni di dogana e polizia e decolliamo subito alla volta della Slovenia. Sorvoliamo la costa veneta da Iesolo a Caorle fino a Grado. Le ruote della formazione non toccheranno più un prato fino al rientro in patria l'8 luglio, sullo stesso aeroporto. Infatti ci aspettano ben 22 atterraggi su aeroporti internazionali, con piste di 3Km che ci faranno correre al suolo dietro all'immancabile "follow me", insieme ai Boeing 737 della LOT e agli MD.80 della SAS, per oltre 120 Km. tra piste e raccordi in duro! Alla foce del Tagliamento, cominciamo a virare sul mare verso sud-est e al traverso di Grado puntiamo in mezzo al golfo di Trieste, su Vicki Point, punto d'uscita dallo spazio aereo italiano. Rotta sul capo Piran e finale sull'aeroporto sloveno di Portoroz, prima tappa estera del nostro raid. A Portoroz, ci aspettano gli aeroplani "certificati", che partecipano con noi al raid nel nord/est d'Europa. Due Siai Marchetti 205, I-VRST e I-ICAQ Di Franco Maggiulli e Riccardo Filippi e Paolo Zecchini e il Robinson 44 I-IVIV bell'elicottero quadriposto di Antonio Zaffarami con Felice di Napoli. Provvediamo subito al rifornimento dei velivoli e facciamo il piano di volo per essere pronti di buon'ora l'indomani, domenica. Fuori dai patri confini, non siamo più considerati "ultraleggeri", ovvero pericolosi e ingovernabili attrezzi sportivi volanti, ma semplici aeroplani, e come tali, siamo soggetti alle regole internazionali del volo a vista. Decolliamo alle 8:30 e iniziamo l'attraversamento da ovest a est della Slovenia. Le montagne sono verdissime, meno aspre e impegnative del nostro Appennino, bastano i 3000 piedi di quota, circa un migliaio di metri sul suolo, l'aria e fresca e ferma e in poco più di un'ora e mezza e siamo a Maribor ultimo scalo sloveno prima di entrare in Ungheria.

A Maribor, dopo il rifornimento, pagate tasse e oneri d'assistenza (Handling), costo circa 20 US$ per aereo, pianifichiamo di arrivare a Cracovia, circa 620 Km. da fare in altre due tratte diciamo poco meno di cinque ore di volo! In Ungheria voliamo a ridosso del confine austriaco. Attraversiamo il Danubio ed entriamo nella Repubblica di Slovacchia, atterriamo alle 14:00 locali a Piestany per rifornire e proseguire, ma lo Storm di Carlo e Flavio fora una gomma in pista, e complice anche la chiusura pomeridiana domenicale dell'aeroporto rimaniamo tutti, ultraleggeri e "aeroplani seri" inesorabilmente bloccati fino all'indomani.

Inizia l'affannosa ricerca di un gommista. Domenica pomeriggio a Piestany! È come cercare un'incantatore di serpenti in piazza del duomo la sera dell'anno a Milano!  Troviamo l'incantatore il lunedì mattina, è il 29 giugno, e riusciamo a ripartire alle 11:30. Il tempo è bello, sorvoliamo la lunga valle slovacca fino a Zilina e senza problemi scavalchiamo i Carpazi entrando in Polonia. In poco meno di due ore siamo a Cracovia, i sei aeroplanetti in contatto radio con la torre, compiono in fila l'avvicinamento e atterrano ordinatamente in sequenza sull'aeroporto Balice, destando curiosità tra i passeggeri che sbarcano dai voli di linea. Arriva per il rifornimento la grossa autobotte del carburante, abituata a erogare centinaia di litri per volta: "How many litres Sir?" "Twentyfive!" Rispondiamo con aria professionale e disinvolta, e l'addetto comincia un dosaggio farmaceutico per depositare nel serbatoio la modesta quantità senza fuoriuscite e sprechi.  Fatto il controllo di polizia, ripartiamo, rullando in fila dal piazzale con al seguito un 737 della British. Allineamento in pista a discrezione e usando meno di duecento metri dei due chilometri disponibili, siamo in volo per Varsavia. Sorvoliamo la pianura polacca alla quota assegnataci di circa trecento metri sul terreno, sotto di noi enormi foreste, qualche cittadina e numerose grandi fattorie. Arriviamo dopo circa due ore di volo a Varsavia. Alla chiamata radio sulla frequenza di torre dell'aeroporto di Babice nessuna risposta. Era previsto di atterrare a Babice fin da Roma, ma c'è stato evidentemente un malinteso, si tratta di un'aeroporto minore senza servizio di frontiera e senza carburante! Ora ci è chiaro il fax in polacco, ricevuto durante la lunga richiesta di permessi a Roma, dove chiedevano di accordarsi coi militari per l'atterraggio su questo aeroporto! Noi inconsapevolmente abbiamo atterrato nella parte civile dell'aeroporto, e nessuno sa niente. Ci sono piccoli aeroplani, alianti e tanti biplanoni monomotore Antonov, retaggio dell'epoca sovietica. I polacchi in campo ci danno una mano e fanno arrivare un furgoncino con un fusto da centottanta litri di benzina con cui rifornire gli aeroplani. L'ora consentirebbe la prosecuzione del volo per Kaunas in Lituania, altre tre ore di volo, ma il problema è regolarizzare il controllo di polizia, impossibile a Babice. Dopo qualche telefonata con l'aiuto di un polacco che parla inglese, veniamo invitati a decollare per portarci al vicino aeroporto Internazionale di Okeice. La formazione decolla e dopo dieci minuti atterra all'Internazionale di Varsavia. Ormai è tardi per proseguire per Kaunas, e così parcheggiamo vicino a un Falcon 2000 e altri oggettini di una certa importanza. Ci portano in aerostazione col pullman passeggeri da centoventi posti! Siamo undici e ci sentiamo un pochino rarefatti. Al momento di pagare le tasse d'atterraggio, dichiariamo il nostro peso: 450 Kg! l'impiegata si fa una risata e con un sorriso ci liquida senza farci pagare. Il mattino del 30 giugno, ci proponiamo di arrivare a Helsinki. Per decollare alle 6:30 come da piano di volo della sera prima, siamo costretti a saltare la colazione. Arriviamo in taxi all'internazionale come normali turisti con le nostre borse, ma l'inesperienza non ci ha fatto accordare la sera prima con l'apposito servizio, e iniziamo un'esilerante quanto defatigante iter per cercare di raggiungere i nostri aeroplanetti. Facciamo la fila come normali passeggeri e al nostro turno, la poliziotta dentro al box chiede perentoriamente: "Bording Card, Bording Card!  Which airline??", cerco di farle capire che siamo gente con l'aeroplano privato, che diammine! Finalmente stizzita capisce le nostre ragioni e ci instrada seccata all'apposito "gate", quello per intendersi di chi arriva con l'executive personale! La lotta è stata dura, ma finalmente alle 7:30 decolliamo, tra un liner della LOT e uno della British. Voliamo verso Kaunas in Lituania, sulla rotta obbligata Viktor Kilo15 con prua 40° in direzione di Suvalki, piccolo aeroportino prima della frontiera lituana. La tappa è impegnativa, da Varsavia a Kaunas sono poco meno di 400 Km. senza aeroporti con servizio di frontiera, si può quindi atterrare solo in caso d'emergenza, ma sarebbe una vera iattura. Il vento fortunatamente non è ostile e arriviamo a Kaunas poco dopo le 10 del mattino.  Riforniamo uomini e mezzi, omelet ai primi e benzina ai secondi, e via in volo verso Riga International. Il controllore ci autorizza all'avvicinamento e atterraggio. Il suo inglese con spiccato accento russo, sembra il sonoro di un film di James Bond anni 60! Dopo l'atterraggio arriviamo al parcheggio e i due Storm hanno nuovamente una gomma a terra ciascuno! La causa probabile sono gli oltre 7 km di rullaggio su cemento ruvido e infuocato dal sole. Dopo la riparazione, e il rifornimento, siamo di nuovo in volo lungo la costa baltica in direzione di Tallin, dove ci aspetta il balzo finale di 80 chilometri sul Baltico tra Estonia e Finlandia.

Arrivati a Tallin, la prudenza consiglia di atterrare per rifornire il piccolo Kitfox, il più penalizzato per autonomia, sulla carta ce la farebbe, ma preferisce non correre rischi sul mare. Tra rifornimento e pratiche varie d'aeroporto, e 35 US$ per uno di tasse, quando ridecolliamo, sono ormai le nove di sera, ma siamo oltre i 59° di latitudine nord, quindi nella luce tipica del perenne tramonto nordico, aggrediamo la traversata su un mare violaceo striato da riflessi d'oro rossiccio. Atterriamo all'aeroporto di Malmi Helsinki poco prima delle 10 di sera, accolti dai calorosi festeggiamenti degli amici finlandesi che ci aspettano. Ci ricoverano gli apparecchi in hangar, ci accompagnano in albergo e a cena. Ci fanno sentire immeritatamente dei grandi trasvolatori.

Il soggiorno in Finlandia oltre che dal tempo buono, è reso particolarmente accogliente dall'amico Viljo Levela, appassionato promoter dell'aviazione leggera Finlandese, che ha organizzato per il giorno 4 luglio la nostra partecipazione al "Fly in" di Hyvinka, località a circa 100 Km. a nord di Helsinki. Si tratta dell'equivalente del nostro raduno CAP, il club dei costruttori amatoriali di aeroplani. Con soddisfazione ammiriamo il primo luglio una bella foto a colori del nostro gruppo è sull'Helsingin Sanomat primo quotidiano di Helsinki. La sera voliamo a Ryascala aeroporto tra fitti boschi di betulle a abeti a nord ovest di Helsinki, già sede di un mondiale di volo a vela. Il volo ci presenta paesaggi inconsueti, la formazione sorvola una cinquantina tra laghi e laghetti, degli oltre mille che hanno dato alla Finlandia l'appellativo di "terra dei mille laghi". Viljo ci riceve facendoci strada col un piccolo Cessna, e a terra fotografa meticolosamente ogni equipaggio vicino al suo aeroplano. Rientriamo a Malmi quasi a mezzanotte. Un'esperienza di volo nuova, le radure tra i boschi si sono coperte di una sottile nebbiolina, il sole è una flebile palla rossa sospesa sopra l'orizzonte alle nostre spalle, voliamo verso sud-est, nella la luce inconsueta, simile a quella di un crepuscolo italiano una sera di giugno. L'aeroporto di Malmi è chiuso, ma come d'accordo, le luci di pista sono accese per noi, e il contatto radio per l'ingresso nella zona controllata è con il servizio di terra dell'Internazionale, preventivamente informato del nostro volo! Un evento e un comportamento che in Italia è pura fantascienza! Il 2 luglio organizziamo un volo lungo la costa sud della Finlandia fino a Hanko, un aeroporto di un piccolo paesino di mare a circa 100Km a ovest di Helsinki. Il percorso costellato da migliaia di verdi isolette con cottage in legno e centinaia d'imbarcazioni da diporto, Carlo Fabrizio ed io, non reggiamo alla tentazione di un volo radente a bassa quota, e ci facciamo una decina di chilometri a pelo d'acqua bassi tra gli alberi virando a destra e a sinistra lungo le insenature, sembra di essere in un videogioco. A Hanko, intratteniamo un piacevole scambio d'idee con una coppia di piloti finlandesi proprietari di un piccolo aeroplano come i nostri, assai ben strumentato, (un Rans S10 Sakota con motore Rotax 912) con il quale hanno volato tutta l'Europa arrivando al confine italiano. Dobbiamo rientrare presto a Helsinki che ci appare con una bellissima luce. Questa sera siamo tutti ospiti a casa di Viljo fuori città, un posto che più finlandese non si può. Una bella casa con un vasto prato verdissimo, bosco di betulle in riva al lago con piccolo cottage dove oltre alla cena ci viene offerta la tradizionale sauna. Siamo solo un piccolo manipolo di quattro coraggiosi che insieme al nostro ospite abbiamo il coraggio di fare la sauna, e di mostrare agli altri le nostre chiappe chiare prima di tuffarci dal pontile nel freddo laghetto, mentre una lunga imbarcazione a remi con una decina di rematori solca lo specchio d'acqua qualche decina di metri più a largo sullo sfondo di un incredibile arcobaleno serale.  Il 3 luglio lo passiamo a visitare la città, e verso sera, con l'amaro della nazionale ai mondiali di calcio, decolliamo alle 8:30 per andare a Hyvinka. Arriviamo con un bel "FlyBy" sull'aeroporto in formazione a vikers trasformazione in echelon e "apertura" alla militare atterraggio in sequenza, parcheggio e allineati arrestiamo il motore all'unisono! Strappiamo l'applauso dei presenti che ci tributano anche qui un'immeritata accoglienza.  Alle 10 conferenza organizzata per raccontare del nostro viaggio a oltre una trentina di equipaggi locali interessatissimi, con tanto di maxischermo computerizzato e presentazione dettagliata di uomini e mezzi, con le foto scattateci da Viljo la sera prima a Ryascala!

Il 4 mattina, fa un freddo poco mediterraneo, il tempo è cambiato, e in questo clima improrogabilmente inizia il viaggio di ritorno. Lasciamo Hyvinka alle 10:30 per Malmi, dove riforniamo gli aeroplani all'orlo e dopo l'immancabile controllo di dogana in vero molto informale, voliamo via sul Baltico verso l'Estonia, e Riga in Lettonia. Il tempo in rotta è buono e un vento favorevole ci spinge a oltre 170 Km/h di velocità al suolo. A Riga atterriamo con un forte vento al traverso piuttosto turbolento e dopo il rifornimento e una breve sosta al bar, ridecolliamo per Kaunas dove arriviamo alle 6 di sera. Piove; facciamo un tentativo poco convinto di proseguire per Varsavia (altri 400 Km). La nostra scarsa convinzione svanisce definitivamente alla mancata accettazione del piano di volo con le regole a vista da parte delle autorità polacche, troppo tardi! Leghiamo i nostri aeroplani vicino a un grosso Tupolev delle linee aeree lituane, dalla forma tipica di bombardiere russo. Andiamo in città con i taxi, che non ci mollano più fino al mattino seguente. Assistiamo fuori dal ristorante ad una discussione tra i nostri tassisti e un altri che tentavano di cuccarci come clienti sottraendo la preda ai primi. Passiamo la notte in un motel nuovo, molto carino, costruito da italiani. Si pagano centoventi dollari a notte! Mica pochi per essere a Kaunas.

Domenica 5 luglio, decolliamo con regolare piano di volo per Varsavia Okeice International, il vento da sud-ovest ci riserva una componente di una quindicina di chilometri l'ora sul naso che rallenta il volo su questa lunga tratta. Voliamo ai bordi del fronte freddo che muove verso sud-est. Il cielo è coperto, incontriamo numerosi piovaschi e torreggianti cumuli nembi che c'impongono numerose deviazioni sull'interminabile pianura polacca. Arriviamo a Varsavia con poca visibilità e pioggia. Il Kitfox del gruppo arriva in vicinanza della città di Varsavia con le ultime gocce di carburante, quello contenuto nel serbatoio di riserva, una dozzina di litri. Non ci sembra prudente sorvolare la città per raggiungere l'aeroporto Internazionale. Optiamo quindi prudentemente per una "trasfusione" lampo sul già visitato aeroporto di Babice, a nord-ovest di Varsavia. Atterro subito dietro al Kitfox, e spillati cinque o sei litri di benzina li travasiamo velocemente, mentre la formazione circuita sulla verticale del campo. L'operazione si compie in meno di cinque minuti col permesso del controllo di avvicinamento. Nuovo decollo ricongiungimento e richiesta di atterraggio a Okeice; Negata!! Una voce femminile in torre ci comunica che non siamo autorizzati ad atterrare all'internazionale! Dobbiamo tornare a Babice? Chiediamo conferma, la voce femminile conferma senza esitare. Non discutiamo, la formazione fa dietro front e ritorna da dove eravamo appena decollati, il tempo e cattivo, piove e la visibilità si fa scarsa. Atterrati chiamiamo il controllo e facciamo presente che ci hanno mandato ad atterrare, provenienti dall'estero su un aeroporto privo di polizia, dogana carburante; chiediamo spiegazione dello strano comportamento dell'operatrice in torre. Ci chiedono di restare in ascolto radio, dopo qualche minuto ci autorizzano a un nuovo decollo per trasferirci all'internazionale. Ridecolliamo sotto l'acqua, e in cinque minuti siamo a Okeice International, atterriamo in sequenza senza alcun problema. L'inspiegabile gaffe della operatrice viene del tutto ignorata, avevamo un piano di volo accettato da Kaunas a Okeice? Tutto si conclude comunque nel migliore dei modi.

Il 6 il tempo è ancora brutto, vorremmo arrivare a Maribor in Slovenia, e alle 6:30 siamo in aeroporto. Questa volta forti dell'esperienza ci siamo accordati la sera prima, l'incaricato ci porta senza problemi attraverso il controllo di polizia fino agli aeroplani, alle 7:30 siamo pronti al decollo, ma non ci autorizzano a decollare per Cracovia, a causa delle cattive condizioni meteo inadatte al volo a vista. Restiamo in attesa sotto la pioggia e finalmente alle 10.00 ci autorizzano al decollo, il diavolo non è poi così brutto. A Cracovia aeroporto internazionale di Balice, solito atterraggio dei sei aeroplanetti, in sequenza senza nessun problema, ci ringraziano per la cooperazione!  Qui ci ricongiungiamo ai nostri amici con gli aeroplani, i quali partiti due giorni prima da Helsinki sono rimasti bloccati dal persistere di un fronte occluso che chiude le montagne verso la Slovacchia. Il tempo però è in miglioramento, e ripartiamo tutti. Gli aeroplani fanno rotta diretta per l'Italia dove arrivano a sera.

La formazione ULM è nuovamente in volo e cerca un passaggio nel chiaro, sui monti Tatra. Siamo di nuovo nella Repubblica Slovacca, e in meno di due ore atterriamo a Piestany per rifornire. La strada per Maribor è ancora tanta, ma il tempo è buono e siamo nuovamente in volo. Sorvoliamo il Danubio ed entriamo in Ungheria.  Qui c'è l'imprevisto, il Kitfox dichiara emergenza, il motore sopra i 2000 giri vibra e perde potenza, non gli resta che cercarsi un campo adatto a posare le ruote. L'atterraggio fuori campo è perfetto. Atterro anch'io con lo Storm, il mio copilota è il meccanico del gruppo. Come da regolamento, la formazione circuita sulla verticale per cinque minuti, poi decide di proseguire verso il prossimo aeroporto a circa 50 Km. Ma fortuna vuole che dopo cinque minuti Carlo Grisogoni, avvista un gioiello di aeroportino Ungherese: Meidl! È nuovissimo, non è neanche sulle carte, mille metri d'asfalto, dogana, ristorante, hangar, avgas! E gentilezza ungherese a profusione.  San Cellulare mantiene i contatti tra il gruppo e i fuori campisti, ma intanto si fa sera. Cambiate le candele del Limbach il problema persiste. Lascio i fratelli Iacobini e Carlo sul campo e decollo per Meidl, cinque minuti di volo. Gli altri hanno già organizzato il recupero col pulmino messoci a disposizione. Apprendiamo che l'aeroporto è stato costruito da un ricco austriaco, a cui l'Austria ha negato il permesso di costruirlo in patria a pochi chilometri, e lui lo ha realizzato in Ungheria senza problemi.  Il recupero purtroppo non ha esito, infatti il fuori campo è avvenuto in territorio austriaco, talché i nostri tre amici vengono circondati a mitra spianato dalla polizia di frontiera! E portati al posto di polizia. Dopo complesse spiegazioni, nessuno parla l'inglese, si chiariscono i motivi del loro ingresso clandestino, vengono rifocillati e accompagnati a cena e in albergo. La serata finisce oltre l'una di notte, loro in Austria e noi in Ungheria. La mattina del 7, sistemato il Limbach, il cui carburatore aveva un getto otturato a causa di impurità passate dal filtro. La polizia austriaca dopo una dichiarazione liberatoria firmata dal meccanico e dal pilota, alla presenza dei vigili del fuoco sul campo, acconsente al decollo. Il gruppo si ricompone a Meidl, grandi saluti e ringraziamenti, un giornalista ungherese intervista e fotografa tutti!  Si parte per Lubiana, con visibilità calante. Poco prima di Maribor, dove cominciano le montagne slovene, piove forte e il fronte freddo si fa sentire con lampi tuoni e poca visibilità. Siamo costretti all'atterraggio su Maribor. Leghiamo gli aeroplani, pochi minuti prima di un violentissimo piovasco con visibilità ridotta a zero! Ci trasferiamo in albergo, pioverà tutta la notte.          Siamo al giorno del rientro a casa, mercoledì 8 luglio, tempo postfrontale, perturbato ma chiaro, un bel vento da est ci porta diretti a Venezia Lido, in due ore. A Grado il fronte freddo litiga con l'aria più calda e subiamo notevoli briscole di turbolenza, alle 12 atterriamo al Lido col sole. Espletate le solite formalità, decolliamo per Ferrara dove ci attendono gli amici dell'Aeroclub con un bel pranzo a base di tortelli di zucca e altre prelibatezze di casa nostra. Col boccone in bocca siamo costretti a fuggire un nerissimo temporale incombente sull'aeroporto. Scaricherà uno spesso strato di grandine due minuti dopo la nostra fuga. Alle 19:00 circa atterriamo a Nepi per lo spumante di rito con amici e parenti. Contenti ma dispiaciuti di non poter continuare ancora domattina!  Purtroppo domani abbiamo da fare….. dobbiamo pianificare il prossimo raid!!

 

            Hanno partecipato:

Claudio  e  Giuliano Iacobini
su
SAL Kitfox Limbach 2000
Stefano Grossi  e  Emilio De Francesco
su
Murphy Rebel Rotax 912
Angelo Pastore  e  Carlo Sonaglia
su
SG  Storm 280 SI Rotax 912
Carlo  e  Flavio Grisogoni
su
SG  Storm 280 SI Rotax 912

Fabrizio Ferrini

su
Pottier Rotax 912
Alessandro Baldetti e Mati Santucci
su
Tecnam P-92  Rotax 912

Sono state volate: complessivamente dalla formazione 306 ore di volo,  percorsi  6500 Km. effettuati 146 atterraggi e decolli (2x2=4 fuori campo), percorsi complessivamente 120x6=720 Km di rullaggi, consumati circa 4300 litri di benzina. I soli inconvenienti: quattro forature e un getto otturato sul Limbach,  potevano essere evitati con gomme migliori il primo, e filtro aeronautico tipo Gascolator il secondo!