Raid Nepi - Duxford
estate 2000

di Angelo Pastore

 

 

Il ’99 è stato un anno di pausa, ma l’inizio millennio imponeva al gruppo dei “migratori” di Nepi, l’obbligo di un nuovo raid estivo. Abbiamo deciso di volare a Duxford nel Regno Unito, dove l’otto e nove luglio s’è tenuto l’air show “The Flying legend”. Vento, pioggia e freddo, onnipresenti in Francia e Inghilterra hanno reso poco calzante l’aggettivo “estivo” al nostro raid.

Il gruppo per un totale di cinque apparecchi VDS e un velivolo experimental è costituito dal nucleo storico di piloti romani e umbri, veterani delle precedenti trasvolate di Francia e Finlandia, con una “new entry” umbra,

L’Aviosuperficie di Nepi, come per i precedenti raid, s’è attivata per tempo ottenendo le autorizzazioni al sorvolo e atterraggio degli ULM in Inghilterra e Francia.  La CAA inglese, molto efficiente e disponibile, voleva conoscere che tipo di “certificato di navigabilità” hanno gli “Italian Microlight”! La risposta è ovviamente: nessuno. Inviando copia delle registrazioni all’AeC.I, abbiamo ugualmente ottenuto una formale autorizzazione. Coi francesi, il rilascio del cartoncino giallo che autorizza gli ULM stranieri a volare in Francia è stato un po’ più laborioso a causa delle nuove norme in vigore da maggio’99. La diversità normativa in materia di ULM nei paesi europei crea qualche difficoltà burocratica, superabile grazie alla disponibilità dei nostri cugini d’oltralpe. In Francia è improbabile che vi chiedano i documenti, ma ciò non significa che si possa tralasciare d’averli in regola. In casa nostra invece “l’amatissimo” Aeroclub d’Italia, nonostante sia stata abrogata la norma che vietava agli ULM di recarsi all’estero, ha preteso la domanda in bollo, alla quale ha fatto seguire il nulla osta quale impresa sportiva, con cui L’ENAC, ha concesso l’attraversamento dei CTR e gli atterraggi sugli aeroporti, di Massa Cinquale e Albenga da noi scelti. 

In regola con la legge italiana e quella dei paesi di destinazione, il 5 luglio alle 7:30 il gruppo romano, composto dal Rebel di Stefano ed Emilio, il KitFox di Claudio e Giuliano, e lo Storm 400 Century del sottoscritto, con la figlia Ornella in veste di copilota, decolla dall’aviosuperficie di Nepi alla volta del Cinquale, punto d’incontro col gruppo umbro, costituito dal Pottier di Fabrizio e Roberto; i due P.92 di Alessandro e Luciano, e Giovanni e Guido, la new entry, padre e figlio.

Dopo un meticoloso controllo dei documenti miei e del mio aeroplano, alla ricerca del pelo nell’uovo, da parte di un addetto al traffico, noto per il suo fastidioso quanto squallido zelo, la squadriglia ha potuto decollare per Albenga, volando sul mare lungo le Cinque Terre della costa ligure, e tagliando il golfo di Genova, da Portofino a Savona fino ad Albenga. Da Albenga, con piano di volo collettivo per Carpentras, decolliamo in sequenza e sfiliamo lungo costa fino a Montecarlo. Nizza approach, ci propone una rotta diretta in alternativa a quella programmata lungo mare, incautamente accettiamo la variazione senza riflettere sul fatto che subito a nord di Nizza ci sono montagne che richiedono una rapida salita ad oltre 5000 piedi. La temperatura oltre i 35° e le forti discendenze da vento di caduta, costringono il KitFox, a ripiegare verso mare. La circostanza disgrega la formazione. Solo l’ottimo e paziente lavoro del Rebel di Stefano, la ricompatta. Un po’ lo stress e un po’ il tempo perduto, ci fa decidere per lo scalo alternato. Vinon, sede di numerosi e importanti campionati di volo a vela, atterriamo nel pieno d’una fervente attività aliantistica, accolti con simpatia e senza alcuna formalità.

Al vicino Hotel “Olivier” un tuffo in piscina e una cena in allegria ci ripaga delle fatiche del volo. L’indomani col bel tempo, decolliamo con destinazione Chalon Champfurgueil, circa 60 Km. a nord di Lione. Lungo la valle del Rodano il vento in coda ci spinge a 85/90 nodi. Sorvolata Lione atterriamo a Chalon, la pista d’asfalto e più di 45° spappolano il mio ruotino di gomma morbida. Il gruppo si attiva per risolvere il mio problema, mettendo in atto un blitz ai danni d’un ignaro cassonetto, che di ruote della giusta misura ne ha ben quattro!  Il decollo dalla pista infuocata allunga smisuratamente la corsa, sembra di decollare con un DC9. La formazione fa rotta per Amiens, 207 miglia a nord, con scalo a Romilly sur Seine. Si tratta di un delizioso aeroportino con due piste in croce da 1000 metri, e fondo in panno da biliardo. Riforniamo dal benzinaio su strada con tanniche prestateci dai gentili meccanici presenti nel solito hangar pieno di bellissimi aeroplani: un Bonanza, un Trinidad, un paio di Robin D400.

Solita sequenza di decollo, e da qui inizia il nostro “inverno” estivo. Temporali all’orizzonte, il cielo si copre. Sulla sinistra, non lontana sfila Parigi sotto un cielo plumbeo, ma l’aria è calma e il vento a favore. Sul far della sera, sotto una pioggerella fina e fredda, previa chiamata all’aria senza risposta, atterriamo sull’aeroporto deserto di Amiens. Picchettiamo gli aeroplani sul piazzale sotto la torre, e bagagli in spalla usciamo. È sera, piove, fa freddo e non c’è anima viva, ma come nelle favole scorgiamo una luce poco lontana. È il bar dell’aeroclub dove fortunatamente qualcuno s’è trattenuto a chiacchierare. Trasalgono quando scoprono che siamo appena atterrati con sei aeroplani, e gentilissimi, si offrono di portarci in città! Detto fatto ci caricano armi e bagagli sulle loro auto alla ricerca di una sistemazione, che troviamo solo dopo un’interminabile serie di telefonate. Ad Amiens è tutto esaurito. Per sdebitarci di tanta disponibilità invitiamo a cena i nostri accompagnatori. Accettano volentieri, sono entrambi piloti dell’aeroclub, lui ingegnere lei lavora in polizia. La mattina del sette, la meteo è proibitiva, visibilità sotto i 700 metri e piove. Oggi non si vola, alterniamo con un po’ di turismo invernale. La cattedrale gotica di Amiens è una delle quattro più belle di Francia. Il giorno otto, il tempo fa ancora schifo, ma è volabile. In aeroporto non c’è nessuno, mettiamo in moto e decolliamo per LeTouquet, sulla Manica, poi Duxford. Un vento contrario e la pioggia, c’inducono ad uno scalo tecnico sull’alternato: Abbeville. È un’esperienza fantastica, Abbeville, già base della caccia tedesca durante le roventi giornate del ‘45, oggi pullula di aeroplani da turismo di tutti i tipi. Cessna 172 con famiglia in volo dalla Danimarca alle “Channel islands” (Jersey); Stearman fiammante, coll’imponente radiale da 400 Hp. DH Chipmunk con anziano pilota inglese, e tanti altri, chi viene e chi va! Sembra una stazione di servizio la mattina di un ponte festivo. Telefoniamo a Duxford, e scopriamo che il nostro “Slot” prenotato da un mese per il giorno 7 luglio, non è estensibile all’otto. La motivazione del cattivo tempo non impietosisce gl’inglesi, che ci suggeriscono di provare a Cambridge, 20 miglia a nord. Cambridge non fa problemi per l’atterraggio degl’ULM italiani. Solito piano di volo cumulativo e sotto un cielo piovoso e freddo, in contatto con Lille Approach affrontiamo l’attraversamento del canale che negli anni venti diede gloria e fama a Monsieur Bleriot. A metà canale, Lille che ci vede sul trasponder, ci passa a London informations. Voliamo lungo la costa orientale inglese sulla foce del Tamigi, a sinistra la grande Londra, sorvoliamo la cattedrale di Canterbury, in un contesto meteo tipicamente inglese. In poco più di due ore atterriamo all’aeroporto Marshall di Cambridge, tra decine di C130 Hercules britannici. Appena parcheggiati sull’erba, un 747 decolla dalla pista che abbiamo appena liberato.  Primo impatto con la sterlina: tasse d’atterraggio e stazionamento, per l’equivalente di circa £110.000. L’addetto al disbrigo dell’aviazione generale, è gentile ed efficiente, ma riesce a sistemarci solo a Huntingdon a una quarantina di chilometri più a sud, pazienza. La sera cerchiamo di consolarci del mancato atterraggio su Duxford, con un’orribile cena in albergo a base di pollo di plastica, lamponi alla maionese e altre porcherie del genere, tutto al modico prezzo di £ 90.000. Il giorno nove arriviamo a Duxford col bus e ci godiamo quanto di meglio esiste al mondo in materia di “war birds” volanti: Spitfire e Hurricane, Mustang e P40, bombardieri B25 e B17, c’è anche il bellissimo Fiat G59 italiano di Pino Valenti, macchina splendida e magistralmente portata in volo dall’appassionato pilota che esegue dei tonneaux lenti sull’asse a dir poco perfetti. Lo show presenta un’incredibile sarabanda di stupende macchine storiche, Grumman: Avanger; Hellcat ;Bearcat e un meraviglioso bimotore Tigercat, due B17 tre B25, e ancora: Westland Lysander; Gloster Gladiator; Hawker SeaFury e chi più ne ha più ne metta. In campo c’è il museo dell’USAF in Inghilterra, e tocchiamo con mano lo spropositato bombardiere strategico B52 e decine di altri meravigliosi velivoli, dallo Spad XIII al General Dynamics F111 a geometria variabile.  Uno spuntino a base di fish and cips e una coca, assorbe l’equivalente di oltre trentamila lire, mentre un pattuglione di nove DH82 Tiger Moth coloratissimi, evoluisce seguito dal biplano silurante Fairey Swordfish. La meteo non promette nulla di buono, ma se non fuggiamo dall’area della Sterlina dovremo vendere gli aeroplani. Alle 9:30 del 10 luglio decolliamo dal Marshall di Cambridge alla volta di LeTouquet in Francia. Siamo fortunati, riusciamo a sfiliare tra due fronti temporaleschi, e spinti in coda da un bel vento, giungiamo a Dover e traversiamo la Manica in un lampo. A LeTouquet il vento spira forte da nord-ovest. Durante la sosta, in rotta per l’Italia, atterra il G59 di Valenti, abbiamo così la possibilità di ammirarlo da vicino e avere notizie di prima mano sulla manifestazione.

Apprendiamo che durante l’air show, con punte di oltre trenta velivoli sfreccianti a 400 Km/h in direzioni opposte sul cielo campo, tutto si svolge in assoluto silenzio radio, secondo una rigida tabella di tempi e manovre prestabilite. La formazione riprende il volo con l’intenzione di arrivare a Caen, ed eventualmente proseguire per l’isola di Jersey. Il decollo con oltre trenta nodi di vento, annuncia un volo assai poco confortevole. Lungo la costa atlantica leggiamo anche solo 40 nodi al suolo, sotto di noi sfilano sconfinate spiagge battute dall’oceano in burrasca e percorse da velocissimi carri a vela. Le alte falesie a picco producono severe turbolenze vicino ai crinali. Dopo poco più di un’ora di volo, contro un vento a tratti rabbioso e un cielo minaccioso, si decide di fare scalo sul piccolo aeroporto di San Valery Vittefleur. Il vento è in asse pista ed è per tutti un sollievo mettere le ruote a terra. Picchettiamo gli aerei al riparo degli hangar, sotto qualche goccia di pioggia, e ci rifugiamo nel bar dell’aeroclub, gestito da MarieClaire, una gioviale signora che promette di farci dimenticare l’infernale e carissimo vitto inglese, preparandoci un’ottima cena. Per la notte è possibile alloggiare in campo, e ci preparano le camere in una specie di villa caserma. Il nostro arrivo fa affluire altri amici del club inclusa la presidentessa, un’energica anziana signora ex pilota di un vecchio Dewotine, la cui sagoma colorata spicca enorme sull’ingresso del locale. È una di quelle serate indimenticabili passate in cordiale allegria tra brindisi e battute, mentre il vento soffia forte tutta la notte.

La mattina seguente MarieClaire ha convocato per noi il meteorologo che ci fornisce la situazione, da cui appare subito l’impossibilità a proseguire lungo costa per la Bretagna. A malincuore rinunciamo. Grandi saluti, foto di gruppo, e inizio del ritorno con rotta su Orleans aeroporto S.Denis de l’Hotel. Facciamo lo slalom tra i piovaschi, ma la visibilità è buona e il vento a favore. Da S.Denis, dovremmo andare a Moulins, ma la meteo è preoccupante, la rotta è costellata di CB. Mentre esaminiamo ripetutamente le carte meteo, l’ultimo esame della situazione mostra un corridoio percorribile tra due fronti, decidiamo di partire per Moulins. È ancora un volo con tempo perturbato, e a poche miglia dall’arrivo un forte temporale si scatena sul campo, Moulins ci comunica un plaffond di 120 ft. e forte pioggia! A sinistra l’alternato di S.Yan appare in un’ampia zona chiara, siamo a terra in una decina di minuti sotto un pallido sole che dura giusto il tempo di parcheggiare i velivoli e salire sul taxi che ci porta in albergo. Siamo alla mattina del 12 luglio, è ancora inverno! Piove e fa freddo, sull’aeroporto di S.Yan l’efficientissimo meteorologo ci promette un miglioramento nel pomeriggio con mistral sotto i trenta nodi. Decolliamo dopo pranzo, ma ancora niente sole. La destinazione è Vinon, con scalo tecnico sull’aeroporto di Valence. Il mistral spinge e siamo presto in vista del campo. L’operatore di torre m’informa che su Valence gli ULM non sono ammessi, non lo sapevate? Mi chiede. Assicuro che non ne ero a conoscenza. L’operatore mi conferma che su Valence è vietato operare con gli ULM, e aggiunge: in ogni caso se avete bisogno procedete pure all’atterraggio! Atterriamo, un freddo mistral ci sferza mentre riforniamo alla pompa, e una squadriglia di dieci elicotteri militari dell’Arme de Terre ci sorvola e si va a posare nella zona militare. Mi soffermo a pensare all’omino del traffico sul prato di Massa Cinquale, e i suoi pedanti controlli o peggio a cosa accadrebbe se cinque ULM chiedessero a Roma Ciampino d’atterrare per rifornire! Probabilmente interverrebbe l’esercito. Siamo di nuovo in volo lungo la valle del Rodano con rotta 150, sospinti dal mistral che in vicinanza dei rilievi diventa assai turbolento. Oltrepassiamo la base militare di Orange e a Vinon ci sgraniamo per il solito atterraggio in sequenza, scegliendo la direzione esattamente contro vento, il campo in pratica è atterrabile in ogni direzione. A terra è finalmente estate, picchettiamo gli aeroplani a riparo di un boschetto, e poco dopo siamo di nuovo all’hotel “Olivier”. Il 13 come da calendario è estate e come da programma prevediamo il rientro. Decolliamo per Albenga, facendo rotta su San Raphael, Nizza autorizza l’attraversamento del CTR lungo il mare: Cap d’Antibe, Cap. S.Martin e Montecarlo, siamo in Italia, atterriamo ad Albenga e via di nuovo sul golfo di Genova fino a Sestri Levante. Alle cinque  atterriamo a Massa Cinquale. Un simpatico brindisi sulla spiaggia di Versilia, offerto da Luciano (Zi’ Nafta) felice come tutti noi per la meravigliosa avventura di volo, sancisce la separazione dei romani dagl’umbri, che rientrano alle rispettive basi. I “migratori” hanno deciso che non ci saranno altri anni di pausa e sono già con le carte in mano a programmare il prossimo raid….ma che sia estivo caspita!

 

            Hanno partecipato:

            

Claudio  e  Giuliano Iacobini  su  Kitfox   Limbach 2000
Stefano Grossi  e  Emilio De Francesco su  Murphy Rebel Rotax 912 S
Angelo e Ornella  Pastore su  SG  Storm 400 Century Rotax 912 S
Giovanni e Guido Alemagni Pimpinelli su  Tecnam P-92 Limbach 2000
Alessandro Baldetti e Luciano Giannini su  Tecnam P-92  Rotax 912
Fabrizio Ferrini e Roberto Raspa su  Pottier Rotax 912 

                                                                                    

Sono state volate:  complessivamente dalla formazione 183 ore di volo,  percorsi  4000 Km. effettuati 96 atterraggi e decolli, consumati circa 2500 litri di benzina. Nessun inconveniente di rilievo.